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Quello che i brasiliani non sanno PDF Stampa E-mail
Urla dalla coscienza
Domenica 09 Gennaio 2011 22:31
L'Italia non è sicuramente il paese delle cose semplici, nonostante vi sia un apposito ministro.
Le situazioni si esasperano perchè lungi da ognuno volerne una soluzione, sono situazioni comode da cavalcare al bisogno, altrimenti cadono nel dimenticatoio, ma solo fino alla prossima cavalcata.

A quanto pare l'incidente diplomatico con il Brasile è stato inevitabile; prima la colpa era del presidente comunista, poi quando è stato sostituito e il governo italiano era convinto che in Brasile funzionasse come da noi, nulla è cambiato. Allora sono proprio i brasiliani a volerlo...
A parte che non vedo nemmeno quella gran differenza tra il lasciarlo fuggire come ha fatto la Francia o il non estradarlo, in sostanza non è in Italia.
Eppure non ricordo sanzioni o incidenti con la Francia se non qualche battibecco e l'attribuzione della colpa alla nostra Carlà, rea di simpatie eversive.
Miseria!...Anche in Francia "u' pilu" tira!
Può darsi persino che il Brasile sia confuso non sapendo bene se estradarlo in Italia o in Padania.
Così sembrerebbe tutto in stallo, tranne il proliferare di minacce e insulti "ambasciati"... alta scuola italiana.
Se il parlamento riesce a dare sempre il peggio, sul colle sembra si respiri aria più pura che porta a ragionamenti più reali e suggerimenti più pacifici e che mi trovano d'accordo.
Premesso che il Brasile non è un paese del terzo mondo, in quanto come crescita e trend di benessere sta avanti a noi, non ci troviamo sicuramente di fronte a interlocutori meno colti, anzi, potrebbe essere semplicemente che ci stiamo scontrando con una loro cultura, un po' diversa dalla nostra dimenticata o in via di abolizione.
Può darsi che come la maggioranza dei popoli latino-americani vedano in modo diverso le rivoluzioni sociali e le battaglie civili, sempre condotte verso un governo di oppressione, i loro rivoluzionari non sono assimilabili ad assassini (tranne pochi casi) così come non lo sono i nostri partigiani (tranne pochi casi). Forse è questo che diventa importante far capire, che i nostri "anni di piombo" non assomigliano affatto a nessuna delle loro battaglie per la libertà, e quello che stanno difendendo non è un eroe ma un assassino.
E quì viene la parte tragicomica... chi gli spiega gli "anni di piombo"?
E se poi volessero capire veramente?
E se domandassero di Piazza Fontana,.. di Bologna,.. di Brescia,.. o di Moro?
E se anche loro capissero?
Mhhh Giorgio, ... mi sa che abbiamo sbagliato entrambi ... questi non ce lo darebbero più!
 
 
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